Scripta manent

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Scripta manent

Silvio Cocco, presidente dell’istituto Italiano per il Calcestruzzo, indirizza una riflessione sul possibile ruolo odierno dei geometri al Presidente del Consiglio Nazionale Collegio dei Geometri e Geometri Laureati.

Egr. Sig. Presidente,

sono un geometra di 73 anni diplomato a Genova al Vittorio Emanuele II; ho partecipato al congresso di Rimini, quale accompagnatore di un preside di un Istituto Tecnico per Geometri di Monza presso il quale conduco un corso di tecnologia del calcestruzzo. Sono infatti fondatore e presidente dell’Istituto Italiano per il Calcestruzzo, fondazione non profit che ormai da 10 anni svolge sul territorio attività di ricerca, assistenza e formazione continua agli associati.

Sono rimasto molto deluso ed affranto nell’ascoltare, nei vari interventi che si sono susseguiti, le condizioni in cui versa il nostro glorioso titolo di studio: vivendo ancora oggi (con le mie aziende e con l’istituto) la quotidianità con tutte le enormi problematiche che presenta, non mi aspettavo certamente una situazione diversa, attendevo invece molto di più a livello di proposte e nuove iniziative a difesa di una professione che non merita certamente di trovarsi nelle condizioni in cui è.

Ho praticato solo agli inizi la professione del geometra nel vero senso della parola per poi dedicarmi in toto ai materiali da costruzione e più particolarmente al cemento e calcestruzzo, quindi cave ed aggregati, facendo di questo settore la mia vera e propria professione; importanti anche se non approfondite sono state le lezioni ricevute durante il corso di studi di chimica applicata ai materiali da costruzione e perché no scienze e quindi mineralogia.

Questo settore è completamente sguarnito, oggi con le nuove norme tecniche in vigore con decreto legge sono veramente introvabili i tecnici da dedicare alla gestione di una cava, alla certificazione e marcatura CE degli aggregati, alla conduzione professionale di una centrale di betonaggio, a tutti i controlli che imprese e direzioni lavori sono obbligati per legge ad effettuare.

Oggi questi lavori sono disattesi o peggio ancora in mano a pochi illuminati in un mare di persone, come accade sempre in questi frangenti, improvvisate ed incompetenti; come sempre il responsabile della qualità dell’impresa è l’ultimo assunto o meglio quello che svolge un’attività meno impegnata.

Al ministero stanno organizzando un osservatorio sul calcestruzzo, sono addirittura coinvolte forze dell’ordine come Guardia di finanza e Carabinieri per poter effettuare tutti i controlli necessari a garantire il rispetto della nuova normativa sulle costruzioni, visti i risultati ed i relativi costi, in Italia specialmente, del mal-costruire.

Ora è mai possibile che in un congresso dell’ordine professionale del geometra, dove è emersa così pesantemente da parte di tutti, ma in particolar modo da parte della scuola, la preoccupazione peraltro reale della caduta di iscrizioni al corso dei geometri, non si sia spesa una sola parola sui materiali da costruzione, tutti, non solo cemento e calcestruzzo naturalmente?

Forse avere sul mercato un professionista della certificazione dei materiali, un professionista dedito al controllo e alla progettazione di un calcestruzzo in centrale di betonaggio o nell’impresa o meglio ancora nelle direzioni lavori e perché no nelle forze dell’ordine demandate, non è produrre qualità, produrre ricchezza, trovare posti di lavoro ora scoperti o peggio in mano a improvvisati?????

PERCHÉ IL COLLEGIO NAZIONALE E LA SCUOLA NON GUARDANO CON PIÙ ATTENZIONE ANCHE A QUESTO!?

 

LA PROSSIMA L’ISTITUTO INFORMA DISGRAZIA

L’IIC pone l’accento sul concetto di durabilità del calcestruzzo. Si chiede perché ci si pone dubbi e interrogativi solo in occasione di calamità. Risponde analizzando i fatti.

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Durabilità, parola magica che riempie la bocca di tutti coloro che in qualche modo si interessano di calcestruzzo; è il tema conduttore di tutti i seminari dei nostri giorni: ovunque si celebri un congresso, un seminario o qualunque altro convegno, argomento principale è la durabilità del calcestruzzo, questo grande sconosciuto, eppure da sempre si consumano montagne di carta e fiumi di inchiostro per far conoscere questo materiale.

Indubbiamente il mondo che gira attorno alle costruzioni è immenso e questo fatto può in un certo modo giustificare i fiumi di inchiostro e le montagne di carte, ma il persistere del mal-fare non può non far sorgere qualche dubbio del genere “ma poi si vuole o no ottenere questa benedetta durabilità?”. Non è che per caso sia molto bello essere fra coloro che si fanno promotori di queste campagne, di questi congressi o seminari o sia molto bello salire in cattedra e pontificare sul come, sul quando, gongolarsi pieni di sé per essere stato quello che ha detto, o meglio ha detto di fare a molti che hanno inteso e capito felici quello che si deve fare, e poi tutti (ovvero chi ha pontificato e chi ha inteso il come) continuano insieme sulla vecchia strada perché in fondo quella è la strada che gli ha consentito il massimo del lucro, sporco ma pur sempre lucro (il guadagno nel vero senso della parola è pulito).

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Solo in occasione di grandi disgrazie, solo davanti ai morti e solo per qualche tempo l’opinione pubblica si scatena e le autorità si muovono tutte in cerca di una vana gloria del momento, poi tutto si assopisce. Come per magia è stato sufficiente quel momento, quell’effimera gloria di aver alzato i toni, di essersi messo in mostra, di essersi fatto notare, poi si ritorna nel silenzio, nel silenzio più profondo, il più piccolo brusio può dare fastidio. Attendiamo nel silenzio la prossima disgrazia.

In un periodo di crisi come quello attuale non è difficile trovare un Rck.30 a 46,00 euro: è una quotazione possibile, una quotazione che si trova abbastanza sovente, chi compra un calcestruzzo a questo prezzo solitamente non è uno sprovveduto o almeno non dovrebbe esserlo, eppure lo acquista, non lo sfiora minimamente l’idea che con quel prezzo non si coprono nemmeno le spese; è convinto di aver fatto l’affare dell’anno, se poi chi lo ha venduto non ci dovesse star dentro, come si è solito dire, sono fatti suoi.

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Costruzioni | Aprile 2013

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