Che inizi a funzionare?

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Che inizi a funzionare?

Qualcosa inizia a muoversi: questi vent’anni dell’Istituto Italiano per il Calcestruzzo non sono passati invano

Negli ultimi tempi è un continuo proliferare di figure in cerca di un nido, un po’ come il Cuculo, simpatico volatile che trova molto più opportuno – conveniente – e soprattutto meno “faticoso”  occupare il nido già realizzato da altri volatili. Non chiede nessuna preparazione specifica, non vi saranno controlli e questo “nido” – o casa – è fatta anche bene, a volte.

Molti volatili sono dei veri ingegneri strutturisti e, perché no, impareggiabili architetti. Mi piace apostrofare così quella miriade di persone giunte in qualche modo alla laurea e al diploma che, pur  sapendo far poco, hanno occupato la moltitudine dei nidi vuoti offerti dal mercato, occupandoli a pieno titolo “accademico”. Il nido è abbandonato, vuoto, e aspetta solo qualcuno che lo occupi, e quel qualcuno è proprio lì appostato in attesa, proprio come un Cuculo. In Italia di nidi vuoti ce ne sono a migliaia. Mancano i responsabili della qualità nelle aziende, responsabili capaci preparati nello specifico in condizione di definirsi “Responsabili” della qualità con la r maiuscola. Mancano i tecnici certificatori dei materiali preparati, capaci di farti riporre in loro tutta la fiducia di cui ha bisogno la tua professione. Mancano i conduttori di centrale di betonaggio – nella vera essenza del termine capaci – di gestire in toto una centrale di betonaggio, capaci di gestire gli acquisti delle materie prime certificatele e, quindi, evidentemente capaci di leggere e valutare la certificazione di una sabbia, o di una ghiaia e, perché no, saper leggere i certificati all’arrivo del nuovo cemento prima di scaricarlo nel silos.

Mancano i controllori di prodotto alla consegna, nello specifico le consegne di calcestruzzo: l’accettazione prima della posa in opera è compito esclusivo del Direttore dei lavori, o persona da lui delegata, ed è proprio la persona da lui delegata che manca, sempre invalidando – secondo normativa – ogni operazione successiva. Mancano dei tecnici commerciali, profondi conoscitori della produzione di calcestruzzo in tutte le sue poliedriche sfaccettature, capaci di affiancare il progettista, lo strutturista in fase di progetto, e poi l’impresa stessa, aiutandola nella scelta del calcestruzzo più adatto a un determinato impiego per il quale viene destinato, e per il quale solo un calcestruzzo sarà il più economico, ma l’utilizzatore non sempre lo sa. L’economia viene in fondo alla strada; il prezzo più basso, ma solo quello, viene prima. Quanti cuculi, quanti nidi vuoti oppure occupati immeritatamente, posti importanti ed essenziali. Il calcestruzzo consegnato è soltanto quello preso in consegna dal responsabile dell’impresa in presenza del Direttore dei lavori o chi per lui, controllato e accettato alla bocca della betoniera, con accettazione scritta sulla bolla di consegna.

Le operazioni di posa in opera del calcestruzzo sono di sola pertinenza di colui il quale posa in opera il calcestruzzo, e non potrebbe essere altrimenti viste le innumerevoli possibilità di variare anche in maniera importante le caratteristiche del materiale consegnato e accettato. Un’aggiunta d’acqua di un solo punto percentuale abbatte le resistenze di almeno 50 kg. Per non parlare, poi, delle ormai abituali aggiunte di fibre di vario genere, ceneri o altro. Tutto questo modifica pesantemente il mix design del produttore: quel calcestruzzo con le aggiunte non è più assolutamente quello iscritto nella bolla di consegna, e questo è un reato. Ogni variazione deve essere concordata dal Direttore dei lavori, che se ne assume la responsabilità ed esonera automaticamente il produttore del calcestruzzo.

Ma tutte queste cose fanno parte del patrimonio di conoscenze di un perito di parte? O di un CTU nominato nei casi, sempre più ricorrenti, di contestazioni? O ci troviamo ancora una volta in presenza di un nido di cuculo occupato abusivamente? Questi Signori hanno poi sentito mai parlare dei guai causati da un errata posa in opera del materiale o, ancora, dei guai di una errata maturazione del getto? Sanno cosa significa esatta la maturazione nel nostro settore? Il termine potrebbe trarre in inganno i non addetti. Come si può pensare di poter far risolvere la contestazione chiamando un carotatore o meglio un “cubettaro”, e portare al giudice i risultati – più o meno ben conditi – ottenuti anche a distanza di anni dal fatto. Abbiamo norme ottime, seguite ormai da tutta Europa, che poi a guardare con attenzione sono le norme del “saper fare bene”: si rinnovano spesso, ma i contenuti non sono mai cambiati.

Il buon calcestruzzo si fa in un solo modo, non vi è via d’uscita, i basilari sono quelli e basta. “Tutto il resto è noia”, diceva qualcuno. Penso che ormai i tempi sono maturi per prendere il toro per le corna una volta per tutte ed essere capaci di dirci la verità: abbiamo sempre preso sottogamba questo argomento, abbiamo “rilegato il calcestruzzo in una riserva indiana”, come suol dire il mio amico l’ing. Massimo Mariani, ed è giunta l’ora che possa uscire a testa alta in tutta la sua dignità, su una strada maestra da troppo tempo tracciata e mai seguita per i numerosi cartelli posti e imposti a ogni dove.

Gli interessi dei nidi dei cuculi sono insidiosi e senza dubbio fuorvianti, ma soprattutto sono messi ad hoc affinché questi stessi nidi prolifichino. Oggi abbiamo tante conoscenze a disposizione, non è più il caso di mentirci!

Credits Il Giornale dell’Ingegnere

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