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Una rassegna ideata per cogliere il fior fiore della qualità

Tempo di lettura: 5 minuti

Una rassegna ideata per cogliere il fior fiore della qualità

Qualità tecnica, professionale, normativa ed economica come base per il rilancio del settore. Arriva dal mondo del calcestruzzo un messaggio forte e argomentato: senza la qualità le “crepe” del sistema sono destinate ad allargarsi. Di tutto questo si parlerà al SAIE 2015 di Bologna, nell’ambito dell’ampio programma convegnistico X1FIORdiCALCESTRUZZO.

La spina dorsale del SAIE 2015 sarà… di calcestruzzo. Composto materico ma, se costruito a regola d’arte e d’innovazione, anche simbolico. Ovvero portatore sano di uno dei sensi (il settimo?) più importanti e necessari al mondo delle costruzioni, edili così come infrastrutturali: il senso della qualità.

Durante il SAIE di Bologna del prossimo autunno (per saperne di più sull’evento in generale si rimanda al sito web www.saie.bolognafiere.it), per l’intera durata della manifestazione (ovvero dal 14 al 17 ottobre), si terrà una rassegna organizzata dall’Istituto Italiano per il Calcestruzzo (www.istic.it) finalizzata proprio a mettere in luce tutte le facce delle qualità nel construction, dalla qualità tecnica alla qualità umana. La rassegna convegnistica porterà a sistema, nella struttura e nei temi, una serie di questioni centrali che l’Istituto fondato e presieduto da Silvio Cocco, in collaborazione con il vicepresidente Valeria Campioni, coltiva fin dalla sua costituzione. Il filo conduttore, vale la pena ribadirlo, proprio la qualità: quel fare le cose per bene, detto in una formula semplice, che nel nostro ambito abbraccia e intreccia le questioni della formazione (dalla scuola all’aggiornamento professionale), della ricerca, dello sviluppo di prodotti migliorativi, delle certificazioni e dei controlli puntuali ed effettivi. Una catena, una filiera, insomma, che per la prima volta si tradurrà in format completo di approfondimento, la prima edizione di un appuntamento destinato a diventare una sorta di laboratorio permanente sulla qualità del calcestruzzo. Un composto materico e insieme un simbolo, di cui il sistema, per sopravvivere e soprattutto per rilanciarsi e oltrepassare le nuvole della crisi, ha oggi più che mai necessità.

 

APPUNTAMENTO A BOLOGNA

Appuntamento al SAIE, dunque, con la qualità. Idea forte di cui sarà intriso ogni intervento della rassegna convegnistica X1FIORdiCALCESTRUZZO, con riferimento alla nota rosa segno distintivo di qualità oltre che dell’Istituto Italiano per il Calcestruzzo. La rassegna, come abbiamo anticipato, accompagnerà tutta la durata della fiera bolognese e avrà come location una vera e propria arena “per un fior di calcestruzzo”. Nei prossimi numeri della rivista avremo modo di informare puntualmente il lettore sul programma della manifestazione e sui singoli interventi. In questa sede ci limitiamo a una riflessione generale che prende spunto da quelli che possono essere considerati alcuni tra i contenuti forti di questo percorso convegnistico-format-laboratorio: la qualità delle soluzioni tecniche (dai pavimenti in post-tensione di cui più volte ci siamo occupati ai calcestruzzi additivati con compound di ultima generazione), la qualità dei controlli dal laboratorio al cantiere (normative, prescrizioni, scelte tecniche migliorative, come quella dell’impiego del mescolatore), la qualità delle persone (dalla scuola all’azienda; e dall’azienda ai mercati, per esempio quelli internazionali) per concludere con la qualità nella sostenibilità, tema che si accompagna a una riflessione di natura economica cruciale: quanto incide, in termini di costi per la collettività, il non fare qualità? È una questione, che tocca nel vivo per esempio il settore delle opere pubbliche.

I temi della rassegna bolognese – che saranno organizzati in un percorso coerente che avrà come filo conduttore proprio la qualità – sono stati ideati con il fine di lanciare un messaggio propositivo a tutto il sistema delle costruzioni. Il mezzo? Fare sistema. Ovvero dare forza e corpo a un vero e proprio network della qualità in cui, all’interno di una cornice di regole attuate e rispettate, ciascun attore (dalle aziende alle istituzioni) possa dare il proprio contributo in termini di specializzazione tecnica e lungimiranza strategica. Muovendosi in questo contesto, gli organizzatori stanno pensando ad alcune iniziative mirate, che puntino da un lato a premiare un esempio di know how e dedizione a questo approccio – ovvero la ricerca della qualità del calcestruzzo – e dall’altro a motivare e contribuire a mantenere sulle “retta via” le nuove generazioni di tecnici: il punto di partenza verso il futuro.

Dal laboratorio al cantiere: è la strada (segnata e controllata) della qualità
Dal laboratorio al cantiere: è la strada (segnata e controllata) della qualità

 

ALLA RICERCA DELLA QUALITÀ

Qualità va cercando… Il prestito dantesco dal primo canto del Purgatorio, dove ai versi 70-72 si metteva nero su bianco uno degli obiettivi prioritari della missione del Poeta (Virgilio a Catone: “Or ti piaccia gradir la sua venuta:/libertà va cercando, ch’è sì cara,/come sa chi per lei vita rifiuta”), ci serve in questo caso a rendere ancora più chiaro ed evidente un approccio al costruire che, anche trattandosi di comunicazione, non è formale ma in tutto e per tutto sostanziale.

Nonché frutto di una ricerca, ancora in corso, che il geometra Silvio Cocco, negli ultimi anni con il suo Istituto, sta conducendo da molto tempo. “L’appuntamento di Bologna – spiega Cocco a COSTRUZIONI – sarà un’occasione per dare sistematicità e ulteriore slancio a quel messaggio sulla qualità che ha radici lontane, nel lavoro per esempio delle aziende italiane che sulla qualità hanno sempre basato i propri progetti di sviluppo. Tra queste, vi sono certamente le aziende associate all’Istituto Italiano per il Calcestruzzo, attraverso cui siamo impegnati sul fronte della ricerca, dello sviluppo e dei controlli, ma anche su quello della formazione e della divulgazione di buone pratiche. Le giornate del SAIE ci permetteranno di accendere i riflettori tutto questo, in modo vario, articolato ma insieme profondamente coerente, affinché il messaggio che ne scaturirà sia chiarificatore e possa gettare – è questo il nostro obiettivo prioritario – semi che diano frutto”. Il format, così, è pensato per fornire alla sua audience (vari stakeholder, pubblici amministratori e gestori, imprenditori, progettisti, fornitori di materiali e tecnologie) un messaggio fatto di profonde e continue interrelazioni, che spiegano bene la natura sistemica dei processi in atto e da attuare.

“Sullo sfondo – spiega Silvio Cocco – c’è naturalmente la crisi, le sofferenze dei mercati. La nostra idea è questa: una crisi subìta affossa, mentre una crisi affrontata puntando sulla qualità può rivelarsi un’opportunità, una risorsa”. Un approccio coraggioso ed evoluto, dunque, e soprattutto suffragato dalle esperienze singolari di diverse aziende di vari settori del Made in Italy che hanno reagito e non subìto, ma che non può non fare i conti con quelli che sono alcuni “ostacoli” alla diffusione della qualità. Uno di questi è la logica del massimo ribasso, che spesso diventa l’unico criterio di confronto tra prodotti (segnatamente “base”) e conseguente scelta di impiego. Viceversa, un approccio maggiormente orientato alla qualità porterebbe alla scelta, a costi superiori ma ugualmente sostenibili (nell’immediato ma soprattutto in prospettiva, in ragione della durabilità delle opere), di soluzioni migliorate e capaci di migliorare l’intera filiera (pensiamo per esempio a calcestruzzi impermeabili, volumetricamente stabili, controllati e assi curati).

Un altro “ostacolo” è poi legato alla questione formativa: ovvero accanto alla qualità tecnica, la qualità umana e professionale. Perché anche un prodotto di prima fascia per funzionare al meglio deve essere impiegato e applicato nel modo più appropriato. “La combinazione di innovazione e competenza -aggiunge Silvio Cocco -, che non è solo tecnica ma anche per esempio linguistica, diventa uno strumento chiave di competitività che le nostre aziende possono utilizzare per esempio sui mercati internazionali, rinverdendo e rilanciando una tradizione che abbiamo nel Dna”. Terzo aspetto: quello delle certificazioni, e quindi dei conseguenti controlli, che devono essere effettivi e riguardare tutte le componenti del prodotto, dagli aggregati agli additivi. Se infine vogliano tornare a occuparci della questione economica, ecco aprirsi la porta sul tema della (mancata) durabilità.

Quando costa non fare le opere in qualità in termini di rifacimenti? Quanto si risparmia, nel tempo, a puntare forte sull’innovazione? Va aggiunto che i teorici della sostenibilità sintetizzano il concetto nella somma armonica tra tecnologie innovative e tutela ambientale. È l’innovazione, cioè, a migliorare l’ambiente, e non l’inerzia. Dunque fare qualità alla fine conviene, alle tasche così come all’ambiente? L’intelligenza risponde di sì. La stessa risposta a cui probabilmente giungerà la rassegna X1FIORdiCALCESTRUZZO. Il problema vero è di riuscire, una buona volta, a formarne una.

Studenti degli istituti per geometri nell’Aula di formazione “Quinto Cocco” a Renate Brianza. sede IIC e Tekna Chem Group
Studenti degli istituti per geometri nell’Aula di formazione “Quinto Cocco” a Renate Brianza. sede IIC e Tekna Chem Group

 

Fabrizio Apostolo
Costruzioni | Luglio 2015

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