«Fare innovazione innalzando costantemente la qualità dei prodotti offerti». Lo sa bene il geom. Silvio Cocco, leader dell’azienda di prodotti chimici per il calcestruzzo TEKNA CHEM, che abbiamo incontrato nel suo ufficio di Renate, un piccolo paese della produttiva Brianza. Lo sa bene perché ci ha dimostrato sin dalle prime parole di essere un uomo che ha la cultura del fare e soprattutto del fare bene, con dedizione e competenza, ma senza tralasciare quello spunto d’imprevedibilità che rende rilevante un imprenditore. Dalle terre di Sardegna, fino alla provincia milanese e monzese, passando da Roma abbiamo potuto scoprire la personalità di un uomo che ha fatto della concretezza la regola base del suo modus operandi: «sono una persona a cui piace realizzare le cose che pensa, non amo farle rimanere delle semplici idee».

La storia di TEKNA CHEM nasce dalla volontà e l’aspirazione di creare una realtà in grado d’inserirsi in un settore di mercato dominato solo da grandi multinazionali. Come perseguire una sfida apparentemente così impari? Individuando i punti deboli di un sistema produttivo e commerciale a cui erano venute a mancare l’innovazione e la flessibilità nei rapporti con la clientela, che si traduce spesso in lontananza dai bisogni reali del mercato.

«Quando ho lasciato il colosso americano Grace, per cui lavoravo e in cui ho potuto imparare moltissimi aspetti tecnici e operativi di questo settore, la dura realtà era che mi sarei dovuto scontrare con competitors globali, in un rapporto simile a quello tra l’elefante e il topolino. L’unica strada percorribile per la sopravvivenza era quella di provare a inserirsi nelle mancanze di questi grandi nomi, che a causa della loro struttura avevano, per scelta o per dovere, deciso di sacrificare un aspetto piuttosto che un altro».

Molto spesso la mancanza principale era rappresentata dall’assistenza tecnica, poco presente e, in taluni casi, ritenuta quasi superflua, a favore della pura distribuzione di prodotti.

È stato questo il primo aspetto su cui l’azienda ha deciso d’investire, portando nel tempo alla nascita, seguendo la convinzione che il parere tecnico è più autorevole se espresso da un soggetto terzo, dell’Istituto Italiano per il Calcestruzzo, un vero laboratorio di tecnologia e innovazione per il calcestruzzo, oggi divenuto una Fondazione e legato a doppio filo con il mondo dell’istruzione (scuole, università).

TEKNA CHEM è oggi una delle maggiori realtà nazionali nel settore degli additivi per calcestruzzo e può vantare non solo una solida presenza sul mercato ma un rapporto diretto con decine di produttori di calcestruzzo per edilizia basato soprattutto sulla stima reciproca e sulla ricerca continua di soluzioni che possano permettere ai più qualificati esponenti della filiera di emergere nei confronti della concorrenza generalista grazie proprio all’innovazione, allontanandosi così dalla sterile guerra del prezzo più basso.

È proprio in quest’ottica che TEKNA CHEM si è mossa in questi anni di stravolgimento del mercato edilizio in Italia, garantendosi comunque ogni anno una crescita progressiva, in numeri e riconoscimento da parte della clientela.

«Una scelta lungimirante è stata sicuramente quella di aprire una società distaccata in Algeria, in cui siamo soci al 50% con un imprenditore locale fin dagli anni Novanta, periodo in cui il Nord Africa era ancora terra abbastanza inesplorata per l’imprenditoria italiana»,  ciò ha permesso all’azienda di godere di un bacino d’utenza importante e diverso in anni di forte contrazione del mercato italiano e continentale.

Oggi la consociata algerina detiene le maggiori quote del mercato locale, con grande apprezzamento dei propri prodotti e una progressiva espansione anche nei Paesi limitrofi.

Con il sostegno importante di questi mercati alternativi, la crisi di settore è stata affrontata con lo sguardo fisso all’innovazione, nel segno della diversificazione dei prodotti. Il tema fondamentale su cui l’azienda si è focalizzata è stata la durabilità delle opere.

Il calcestruzzo è spesso percepito come un materiale intrinsecamente longevo e resistente all’usura quando in realtà gli esempi, purtroppo anche tragici, di natura contraria sono ormai sotto gli occhi di tutti.

La scarsa ingegnerizzazione di prodotto tipica di tutta la prima fase della storia del calcestruzzo (diciamo fino almeno agli anni Ottanta) è stata accompagnata da una scarsa conoscenza del comportamento nel tempo di questo materiale, che presenta oggi livelli di decadimento preoccupanti in ambito civile ed infrastrutturale.

Se a questo aggiungiamo la sempre presente cattiva abitudine della speculazione sul prezzo da parte di una certa porzione di filiera (produttori e utilizzatori) allora ci è ancor più chiaro come in realtà molto possa essere fatto in termini di ciclo di vita utile per un manufatto in calcestruzzo.

Linea AeternumIl calcestruzzo ad alta durabilità Aeternum Cal

Da questi presupposti è nato Aeternum Cal, il calcestruzzo ad alta durabilità di TEKNA CHEM. Come dice il suo stesso nome, è concepito per incrementare in maniera significativa la durabilità del calcestruzzo rispetto agli standard che conosciamo, in quanto permette di:

  • raddoppiare la resistenza meccanica garantita a parità di dosaggio di cemento;
  • raggiungere livelli di permeabilità vicini allo 0%
  • aumentarne in maniera esponenziale la resistenza ai cloruri e agli agenti esterni in genere.

Aeternum Cal è ottenuto aggiungendo all’impasto tradizionale uno specifico additivo prodotto da Teknachem e lavora nell’ottica di innalzare la qualità del prodotto finito, fornendo garanzie inattaccabili non solo all’utilizzatore finale, ma a tutti gli operatori che intervengono nel processo costruttivo, scongiurando la creazione di contenzioso che oggi è tanto frequente.

Si tratta di un prodotto che deriva dalla ricerca interna dei laboratori di Teknachem e che, presente da alcuni anni sul mercato, è stato oggetto di continui affinamenti e miglioramenti, fino alla forma attuale.

L’azienda ha stretto accordi con produttori di calcestruzzo sparsi sul territorio nazionale, con una politica di esclusività sulle singole aree, proprio per elevare la qualità percepita del prodotto e differenziarne l’offerta rispetto ai calcestruzzi tradizionali.

I produttori più virtuosi, quindi, possono usufruire di plus sul mercato su cui non scendere a compromessi economici a scapito della qualità. Il concio Isocell, realizzato con Aeternum Cal, può trovare applicazione nell’ambito delle infrastrutture (gallerie, viadotti) elevando in maniera tangibile le prestazioni e la durabilità del manufatto.

«Aeternum Cal non è un semplice additivo, bensì un sistema tecnologico completo che viene venduto in un pacchetto comprendente l’assistenza tecnica continuativa fornita dai nostri ingegneri di laboratorio in quanto non possiamo correre il rischio che venga utilizzato in maniera non corretta o, peggio ancora, che le sue capacità prestazionali vengano proposte a fini speculativi, vanificando così i nostri sforzi in termini di ricerca».

Complesso logistico Oppeano di Vallese 90.000mqLa Pavimentazione industriale in calcestruzzo post-tesa Tensofloor

Accanto ad Aeternum Cal, altro fiore all’occhiello dell’azienda, sempre in tema di sistemi costruttivi completi, è Tensofloor, la pavimentazione industriale in calcestruzzo post-tesa.

Si tratta di un sistema tecnologico che permette, attraverso la post-tensione e lo studio preliminare approfondito di ogni area di pavimento da realizzare, di eseguire un pavimento senza alcun giunto di dilatazione, nemmeno nelle riprese di getto.

Questo perché le armature e le connessioni non vengono inserite in maniera omogenea indipendentemente dalla conformazione della pavimentazione come avviene nella grande maggioranza dei casi, bensì ogni singola porzione della stessa è oggetto di un’attenta analisi strutturale dei carichi e delle sollecitazioni, che si traduce in una corposa relazione tecnica preliminare alla realizzazione del manufatto e che consente, attraverso la post-tensione, la realizzazione di piastre armate in maniera diversa in funzione dei singoli carichi locali, non necessitando di alcun giunto.

E si sa, i giunti sono i punti deboli di ogni pavimentazione, quei punti dove si verificano i maggiori fenomeni di usura.

 

servizio a cura di Matteo Cazzaniga – pubblicazione originale su EdilImprese